martedì 29 ottobre 2013

1980

Rammento.
L'unico bagliore, quel giorno, proveniva dal basso. Le campane smisero di suonare.
Frammento serale di un giorno d'autunno. Lui, la calca e le grida, forse non le vedrà mai. I cani abbaiavano continuamente in modo frenetico e gli stormi degli uccelli si libravano nell'aria fresca. I gatti scappavano, e noi poveri bimbi, non potevamo rincorrerli, andavano troppo veloce.
Da allora, invento un incubo al giorno, per ripararmi dal sogno interrotto. La gente legge con gli occhi, si muove, ascolta i rumori e sente gli odori. Prova odio, amore e dolore, rancore, gioia e dorme di un sonno profondo. Poi si sveglia, in ansia, e guarda all'avvenire. Rammento.  


geloso

Il geloso
E la macchina da scrivere
Sul ripiano in fondo al corridoio
La piuma e l’inchiostro nella boccetta sul tavolo,  ricordo di segni e voci lontane.
Frammenti di sogno interrotto dal tempo, vento dietro le tende, tuoni che squarciano il cielo e descrivono i nostri stati d’animo alle stelle,  che poche parole riescono a far riemergere, ogni sera.
Il quadro mi guarda, velato da polvere antica, nei bordi delle cornici. Il trucco cela a malapena la stanca  espressione del volto, e i vestiti sembrano vecchi e dismess,i indossati tutto il giorno, come un’uniforme. Non v’è traccia di una seconda vita, celata agli occhi che tanto amore versarono in lagrime di disperazione.

martedì 13 agosto 2013

quel giorno di vento non ce n'era. Neanche un filo. Entrò nella stanza e tossì, facendo rimbombare il colpo di tosse per tutto l'atrio e il soffitto della casa antica. Poi trovò finalmente, nel sottoscala, la valigia e le altre cose che erano rimaste li  - la penna, lo stantuffo stanco d'inchistro con cui egli spesso la riempiva, per far sgorgare da lei quella linfa alfabetica che si assorbiva nella carta lasciando sbaffi blu qui e li, come su di un compito fatto male. Cercò il guanto anche in soffitta, ma non lo trovò. La casa, di li a poco, sarebbe stata calcata da altri passi, ed altri odori l'avrebbero poi caratterizzata, diventando un'altro ambiente, non più riconoscibile. Eppure, molti odori sarebbero rimasti in memoria, incancellabili, come quello della stufa appena accesa, oppure quello del ragù che difficilmente potrebbe assomigliare alla cucina di chi ci sarebbe entrato. Ricordò anche che la penna era appartenuta a sua nonna, come il bastone con il capo d'argento, il servizio da tavola, l'argenteria. Avrebbero venduto tutto, e solo alcuni antichi mobili sarebbero rimasti nell'altra casa, quella appena acquistata, per ricordo, nostalgico, di un mondo antico che fa venire ancora oggi il nodo alla gola. Non c'è più quel luogo, se non nel ricordo. Non c'è più quel sapore, quella voce, e neppure quel dolore o quel fastidio. Non c'è più, tranne dei nomi in atti d'archivio conservati in chissà quali uffici provinciali. Così decise che almeno la penna se la sarebbe tenuta. La pelliccia l'avrebbe data a sua moglie, che comunque non l'avrebbe indossata, lei che proprio di pellicce non avrebbe mai voluto sentir parlare. Meglio un bel gioiello, l'aveva sempre sentita dire. Ma decise che ogni tanto un regalo non desiderato poteva essere un modo di trasmettere il senso di quell'esistenza dei tempi andati. Una porzione di storia, così, che non sarebbe mai stata vergata in lettere, che non avrebbe mai incontrato l'interesse del pubblico o dei media, una frazione di vita, di mondo, cancellata senza alcuna preoccupazione. Poi prese il berretto e il cappotto, e si diresse, lento, verso la porta anteriore, dando ancora uno sguardo incerto alle pareti, alla scala, al sottotetto, e al tappeto sporco che di li a poco sarebbe stato staccato definitivamente dal pavimento per essere sostituito, forse, da un magro parquet. 

mercoledì 19 giugno 2013

di questi tempi credo che questa sia una giusta autocitazione..self-quoting is always a bit more fun..:)

'Issuing forth'

Issuing forth
from behind a dream
all in, all out
and the water
the drenching water
gushing out like transparent blood
leaking through my vest
all the way
to the floor
as it issues from me.

Bits of me, there,
me, not touching you. And you there.
Here. Mind never quite sure, of what, a dream, a nightmare, or a spy, of my thoughts, of my every thought, and from my eyes straight to the innermost portion of my shaken soul.

I was there, searching my every word, looking for a tear uncried, and an unbroken dream.
Gusts of wind near my body, sea-side flip flops, sand, cloth, wood, rubber and..my self, my life and you.

Shreds of torn paper,
Handwritten notes, a diary,
Info on a page.
All the rest a shambles, an empty unwashed tea-cup, and you there, eating your sandwich by the telly, watching the news.


She kept getting suggestions, day after day, that life wasn’t just what her eyes presented her with. She began to think past vision and into dreams, of a world in which she was walking as if in a deluded state or blind-folded. She could hardly breathe when such thoughts possessed her. On occasion, she would feel lightheaded and need a touch of something to get her back into shape. It was as if she had to force herself to stay alive, the very materiality of life surrounding her was escaping and dissipating – and people weren’t being much help in turn.  She felt she could go any minute, when she thought about that. But somehow she still survived the strange reverie and managed to step past the frantic threshold of unreal dreams. Ghosts became part of her daily life. She kept chasing them away.

mercoledì 1 maggio 2013



L’albero e il bambino

L’albero, il muro e la pietra non pensano, è quello che li rende felici, di una felicità immobile e sconosciuta. Non sanno neanche cosa significhi essere felici. Però lo sono. Poi l’albero non sa volare, mentre la gente e gli aerei si. Ha tante foglie, che si muovono come tante ali, vorrebbe volare, ma non può, perchè il tronco glielo impedisce. E il vento lo tormenta, quando fa freddo e piove, e l’albero non può nemmeno entrare in casa o mettersi il cappotto. Ma in primavera e in estate le sue fronde e i suoi rami danno sollievo ai bimbi che giocano al prato, e fanno da nido alle rondinelle. Chi sa, forse l’albero vorrebbe essere una rondinella o un cagnolino, e correre e volare in giro lontano dal vento e dal sole che scotta. E forse anche un bimbo vorrebbe essere un cagnolino o una rondinella e così forse il bimbo potrebbe parlare con l’albero. Forse. Ma l’albero non ha la bocca, e quindi non potrebbe rispondergli. E non ha nemmeno gli occhi e non può vederlo, perchè sennò il bimbo avrebbe potuto fare un disegno così l’albero l'avrebbe capito. Allora il bimbo decise di fare una carezza sul tronco dell’albero, per fargli sentire come sono le carezze della mamma. L’albero non poteva fargli una carezza, ma le foglie si mossero e lo sfiorarono, e il bimbo decise che quello era come una carezza. Ma le carezze della mamma erano più belle delle foglie dell’albero. In mezzo al tronco degli alberi c’è sembre un buco profondo, e si dice che quello sia il dolore dell’albero, come un buco nell’anima, per tutto ciò che l’albero vorrebbe e non può fare. Anche le persone hanno dei dolori, e le altre persone li aiutano. Ma nessuno aiuta gli alberi, che ogni tanto prendono fuoco negli incendi e vanno in fumo. E restano solo i carboni e la cenere. Ma il picchio, il cagnolino e il bimbo tornano spesso sotto quell'albero, e sperano che non muoia mai.

giovedì 25 aprile 2013



Ombra

Ombra sul muro
Raggio di sole
Profilo di donna
Distante dal mare
Lo sguardo si posa sul lago
 il riflesso di sé, all’anima attanagliato.


 Dipinti pensieri

Di quadri, fiori, rose, tende e merletti
Parlano i loro sogni, lontani.
 Di fumo, di lezzo e tormento, di freddo e di vento, quelli di chi ancora non c’è.
Un giorno la sponda fredda del mare in burrasca raccontera­ la lotta inconsueta con mostri velieri e torri di pietra, e secca battigia che lascia conchiglie in frantumi e vetro smerigliato a sposarsi con la sabbia.
Il pensiero distante raggiunge raggi di sole e mare in tempesta.
Amore, non andare via, non cedere al pianto, se qualcuno nascondesse il mondo, lo sai, lo ritroverei per te. Se il sogno impossibile fosse te, lo rifarei, e muoverei gli anfratti del mio cuore per dar vita alla nostra nuova luce.
Diverso è il segno del mondo, più pallido e tinto di un blu, argentato, si staglia il cielo lunare.
Il mio sole pregno di te torna a sbocciare nell’indaco rosato dell’alba.
Mille momenti, e paure illimitate, risuonano nella notte, e lieve, il respiro tuo parla dell’avvenire, degli abbracci che presto, insieme riconquisteremo.
Se anche avessero altre braccia cinto l’amato sposo, da quelle stesse braccia il segno amoroso si trasfonderebbe in me. Amo ogni momento di te, anche quelli in cui non c’ero. Ogni nostro nuovo volto che nasce porta nuovi occhi e nuovi mondi al nostro sopravvivere, ricompone gli animi spezzati e in frantumi, miracolo di vita e di fede.
Vieni, non celare dietro un finto sorriso il tuo bellissimo timore di perdere me. Lo sai, portare avanti il mondo è come remare contro il mare in tempesta. E’ vero che forse abbiamo due cuori e che soli, parliamo col vento.
Dove sei ora? Dove rema, nella burrasca, il battito del tuo cuore? Dove getti l’ancora dei tuoi pensieri?

Saw
That you saw her
But a moment’s flutter
Vain and young
I dream of new avenues in the sun
Starry night, nearby,
Faintly smiles,  and lets the light of day come through.

Dormi amore, riposa, lascia che il flusso del tempo dipani lento il nostro avvenire. L’odore salato del pianto riempie le stanze e il pregno padrone si accinge a colmare di nuovo il calice.
And yet – anger
It is different that -
Is a dream you had
I knew the new ream
Would shift sandstones in the wind
Laughter will decline and describe
The long equations of our unspent love


The many crossings
It’s not what they (don’t) know
It’s what they see
The house the lantern the garden
At that moment in time
He thought back
To a different sea [which]
Will move your heart again
Doors slam, lock.
He goes out to look for help.

Me (mi)
The grand piano engulfed the room
Like a carpet
Left odd signatures in the sky – the signs it was being moved
It played on to the wooden floor boards
Curtains like sails filled with the morning warmth of the sun
The wind blocked the window to one side and bloated the cloths, gently allowing them to dance by the sofa for a while
Then the lady returned, ‘I don’t care what they think, she said’.
Closed all the windows – she –
Secured the white curtains to their side-locks, killing that fragment of ghostly and unwanted motion
The house was dusty full of chimney swept ashes which had found asylum on old paintings, armchairs and tall, marble top tables with cushioned chairs.
With a sigh, she started dusting, but would not dare touch the china lest she broke anything.
Per sopravvivere,
Tornò per un istante
In un punto nel tempo
In cui quel pensiero non c’era



Maldicho , quizas
 testing, perhaps –‘ ill said’
Maldicho
soy nadie
Enfrente a ti
Y a solas
Me callo
Ya lo sabes -
Lo malo que me has puesto
Quedame dejar mis besos a mi hermoso amor
Que no esta aquì –
Odio decirselo
Ahora yo no se lo pido per favor, a Usted
Poque es mi derecho de hacerlo -
Lo de amar.
No se como no lo entiendes, lastima que rogo a Jesus para que te bendiga.
? Quizas tu corazòn serà cemento?
? Y la cancion sigua el viento?
Bajo mis pasos siguo a enfrentarme con eso, y no acabo de marearme nada mas.
Bajo la luna llovia, lucha el amor con el odio.
Quizas lo conocian y lo hablaban tambien.
Quizas sus pensamientos fuera lo mismo.
Quizas.

Helleni
‘Row upon row, the book spoke volumes, to me’
Segue il senso, il segno,
non andare oltre il suono
non vergare vane rune
su righe antiche
leggi la cifra
solca il legno
taglia la fiamma
sporca la tela
con le tue mani
un giorno abbraccerai il mondo
il tuo orgoglio crollerà
distruggerai castelli
e inonderai terreni
e il disegno del mondo sarà diverso, sotto il sole,
per te.

-          Tremo  (the shakes) -  
E ti ho sentita tremare nella notte,
la dentro, e stendere le braccia
ferraglia e torbida acqua che scorre forte e poi lieve
un suono sordo, come di pietra marcia che tocca un fondo metallico.
Fiori vecchi e petali scuri sul pavimento, foglie spezzate e avvizzite.

Il frusciare delle fronde accanto al treno fermo, l’aria immobile e sottile.
Se scuote il ramo, la pietra non muove, il vento.

Se il mondo finisse, ancora ci troveremo qui, nel campo di fiori gialli e blu.
Piove la notte, ma le viole, silenziose, fioriscono ancora,
 le note azzurre si levano in alto, e sconfiggono il cielo.


Rosso
(That doesn’t change things)
Rosso livore
Comprende e si esclude
Dal niente rientra il dolore
Scava nel buio dell’anima
E nella torpida radura
Zitta, in cui si incontrano grilli e cicale
Si ferma al pensiero
Ritorna afflitto su di se
Mai più uno.
Il mesto contorno
Di labbra intrise
Di rabbia e di mare
Delinea la notte
Il volto avvolto di luna e qhiaccio
Limpido, chiaro,
cielo stellato.

Tra i denti e le labbra stringo il tuo nome.
Le ore che ancora meste ci separano sono come specchi dell’io.
Conto i minuti, e i momenti colmi di sole e di vita
Mi arridono, portano gioia e tepore ai lunghi, scuri sguardi.
Riesco a ravviarmi i capelli, scrivo con mani ancora giovani.
I miei occhi versano piccole stelle
Si formano lettere si scavano rime
Un giorno il cielo brillerà di parole che noi avremo da lungo consegnato al vento. Le leggeranno i bambini, e sorrideranno, distruggendoci con lo sguardo.