Il sole sale all'orizzonte
staglia frange ambrate
su prati di ghiaccio e nubi
il freddo azzurro e limpido
taglia la luce al giorno
poi si sposa alla sponda marina
Piano, un rivolo bagna il selciato
di ghiaia e sassi ora gelidi e roventi nel cielo d'agosto.
L'acqua sveglia timide stelle alpine e disseta la terra,
che tocca il fiume e poi la collina.
Alberi assenti, infine, aspettano future fronde e possenti rami,
che adornino i radi tronchi e diano ombra all'altopiano.
Tutt'intorno, la luce ci abbaglia, e cancella ogni orma o recente impronta del gesto d'amate carezze, e toglie l'anima al cuore che batte e ribatte, e scandisce l'eterno, per me.
il mio blog contiene arte, letture e scrittura - le mie poesie, i miei dipinti e i links alla mia scrittura creativa, cioè tutto quello che vorrei condividere con chi ama i 'risvolti dell'anima' o le 'pieghe della vita'. Il tentativo di rappresentare queste pieghe e questi momenti fugaci, questi bagliori e questi sprazzi è quello che si chiama fare poesia o dipingere un quadro. Sono due lati di uno specchio, e la musica, nostra musa, accompagna entrambi.
venerdì 20 aprile 2012
sabato 3 marzo 2012
triad of poems
Nell’aria
Ed ecco nell'aria, la musica, il sapore di te, mordo lacci di tempo, tocco i capelli, ti abbraccio e ti sento mio. Fronde leggere si baciano al sole, fiori di marzo si affacciano al mondo. Sempre il pensiero mi avverte di te, da avversi momenti ci avvisa, e ci offre la nuda realtà. Torno dal sonno, ti guardo, mi giro e son nata.
Notte accesa
Caldo vento, sogno, fumo, aria spenta, laccio sciolto.
Lucida polvere e ovattati silenzi, lunga notte, scuro mattino.
Lieve si alza, ali di ferro e ghiaccio, si libra immobile, per ore, sospeso.
Poi, la lunga discesa verso posti ormai raggiunti, prima distanti.
Cala la sera, dopo il tramonto, e tiepide braccia abbracciano i mille ritorni amorosi.
Lucida polvere e ovattati silenzi, lunga notte, scuro mattino.
Lieve si alza, ali di ferro e ghiaccio, si libra immobile, per ore, sospeso.
Poi, la lunga discesa verso posti ormai raggiunti, prima distanti.
Cala la sera, dopo il tramonto, e tiepide braccia abbracciano i mille ritorni amorosi.
Non tutti chiusi
Non
tutti chiusi, gli occhi e le palpebre
e i pugni che scrivono
non tutti chiusi
al sole e sotto gentili fronde
e sabbiose strade.
Tintinnio d'estate,
ricordo di matrimonio
subitaneo e serale.
Le vesti larghe e aperte,
allargano il solco del viso e dei lunghi sorrisi.
Aperta quindi la finestra,
la donna si pose a mirar l'orizzonte.
Oltre sè vide il resto, gli odori, i colori,
gli uccelli e il mare.
Sospinte dal vento e slegate da riva,
si gonfiano e sgonfiano vele,
e piccoli rivoli appaiono a lucidare il mare.
E' giorno dunque, la mano scandisce momenti tonali.
E' giorno e si aprono gli occhi e il cuore e la mente svegliano gli animi
carichi di sonno.
Non tutti, dissi, non tutti, ancora alcuni, dissi, dormono ancora.
Altri, già sognano strade diverse in posti non noti.
Abbiamo sostato in più punti, che ora appartengono agli altri, e noi non siamo
più li, ma quei luoghi sanno di noi, hanno il nostro odore, profumo, sapore, e
sembra di poterli toccare, saggiare, sentire.
La donna guardò ancora il mare, poi chiuse le imposte e prese le chiavi. Con la
borsa e gli occhiali da sole, ed in testa un cappello. scivolò via di casa,
entrando nel mondo di fuori.
di longo il mar
Di Longo il Mar
È li che sorge il sole
Sassi, siepe e calore
Pioggia che cade e il tepore si infrange, flutto di un
Arido fiume; leggiadra neve, si posa di notte.
Onda sul mare, che spinge barca e risacca,
Ghiaccio, luce e fioco rossore;
Lento tramonto, alberi al sole,
Brina, sabbia, nebbia e foschia, ricordo..un mattino..
‘Pioggerellina..Fina
fina’..come la bruma e la pioggia d’aprile, è li, che torna la sera,
irrorata di stelle.
non posa
Non posa
Non posa, risuona, nell’atrio, la vecchia campana.
Mai stanca, la mamma lavora di primo mattino,
Ben pronto si affaccia il destino.
Di giorni festosi e di lazzi gioiosi,
Di lievi o affannose fatiche,
Di lenti sbadigli, frammisti all’odore del sonno.
Stanco, il vecchio si allaccia le scarpe, si guarda e,
impettito, scruta i segni del mondo, e il suo volto riflesso in un secchio.
L’acqua, traspare di pietra in pietra, bagna il monte, disseta la gente. Piano,
freme la foglia, e canta col vento che abbraccia la valle.
Il folto bosco accarezza i petali di mille fiori, che presto,
colorano il prato.
La stanca farfalla si affida al meriggio, e fragile e
antica, tocca l’erba e si libra a mezz’aria.
Pochi, radi capelli, che il pettine a stento raccoglie.
Il vecchio esce di casa, con lenti passi scende le scale e si
porta al pianterreno.
Con forza imprevista, apre il grosso portone ed emerge,
raccolto da panni ormai lisi.
Ecco di nuovo il bavero, la giacca, l’incedere sghembo, e il
lezzo dei vicoli attorno al vecchio casato, che fu di nobili un tempo, e che
egli acquistò.
Una volta per strada, si dirige
in città.
Certo, calata la sera, poche stelle si fingono ancora
sopite.
La luna si affaccia a guardare la notte, il vecchio, e il
mondo che torna da perigliosi affanni.
Il lungo lavoro diurno contrasta e rinfranca isolati
notturni pensieri. Il vecchio guadagna i suoi sogni, respira, e guarda al
mattino con occhi più mesti.
Con mezzi non certi costruisce, a fatica, un pur vero
futuro.
La sfida del sogno
diviene realtà.
rage (infuriata)
Rage (infuriata)
La rabbia
L’inferno
La neve, la nebbia,
Il ritorno.
La siepe
Il solaio
La luce
Il chiarore.
Li giunti dormimmo,
Lui sulla panchina,
Io stanca, dipingo,
In riva, pastelli e colori vivaci.
La pioggia, la bruma, la brina ed il freddo
Si sciolgono, e insieme, si mischiano al vento.
Ritrovo il cammino, nel ghiaccio salato di un mare sabbioso
–
Sotto mille sguardi, e mille fragori.
Per finta, per scherzo, è arrivato l’inverno.
improvviso silenzio
Improvviso Silenzio
Uno strano, lontano piacere
Mi rischiara l’animo, e mi sveglia il cuore.
Un sopito, improvviso silenzio, un battito d’ali, onda che
mangia la spiaggia.
Fremito, tremito, poi l’alba,
Torna a domare
Il frastuono che ho intorno.
Il dolce sapore di te
Mi legge negli occhi,
Mi conta le stelle,
Mi scuote con rabbia.
Ascolto parole dorate
Del frastuono del mare.
Lontano, nel buio, nel sogno,
Un sospiro, un frammento, un ricordo.
Il fruscio del vento, gli scuri stipiti della porta,
Aperta a metà, socchiusa, del cuore.
Ti guardo, ti sento e respiro.
La luce da dentro traspare.
Affiora, fioco, il lento dolore,
E la lieve, triste sponda frange i miei flutti.
Da qualche parte, un giorno, lo so,
Saremo insieme.
assoluto silenzio
Assoluto silenzio
L’assoluto silenzio, la mancanza
estrema
di un qualsivoglia flebile, malcelato segno, distrugge,
nella quiete, i nostri cuori.
Si perdono gli animi, e il vero nemico è il destino avverso
di chi ci sta intorno.
In battaglia o in guerra, non si va mai soli. Se un cencioso
stendardo onore non fa alla sua terra, la vittoria gli ridà la gloria, e il suo
popolo ritrova comune afflato.
Il vecchio piega il foglio antico, da immemori anni
rinchiuso nel cassetto intarsiato in legno scuro. A grandi lettere, sedata, la
sua grafia. Giovane, appose egli allora gli affastellati pensieri poetanti.
Rigira il foglio tra le mani, per metà tinto di grigio e
ocra, certo dovuto a sigari e cenere di venti e più anni or sono. Ricordò con
quale penna e in che stanza fu scritto. Le opposte mozioni, i fischi, le grida,
le promesse disdette, le minacce, il turpiloquio, l’offesa. L’orgoglio e la
pena.
Fu come un istante, rivide sua moglie al suo fianco. Si
lasciarono come si lascia un lungo, caldo sogno. Lieta figura di coppia
rappresa, incastonata nella cornice nuziale. Gabbia dell’anima, quella. Come
guado insicuro, o sabbie mobili, fu rada e perdurante illusione. Sempre tesa
all’orizzonte, che diventa sabbia e pietre, e mare, e sale e sole.
Sentiva, ella ormai, di non sentire più. Di non vedere più.
La morte e la notte pensarono a strappargli quel sogno. Il suo seguito, cifra
vitale, veglia sangue e dolore che pulsa in vene bluastre, fu il prosieguo e
l’ignoto.
Il vecchio posò il foglio, sentì il suo fiato nel fumo del
sigaro, seppe distinguere il suo nome da quello di tanti altri, giovani, bimbi,
donne, uomini, che sanno contare le stelle, seguire e descrivere i segni del
cielo in mille colori, e pregare ‘Dio nostro, il Signore Gesù’. Si alzò, posò
la giacca, e tornò a sognare.
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