sabato 3 marzo 2012

di longo il mar


Di Longo il Mar


È li che sorge il sole
 Sassi, siepe e calore
Pioggia che cade e il tepore si infrange, flutto di un
Arido fiume; leggiadra neve, si posa di notte.
Onda sul mare, che spinge barca e risacca,
Ghiaccio, luce e fioco rossore;
Lento tramonto, alberi al sole,
Brina, sabbia, nebbia e foschia, ricordo..un mattino..
‘Pioggerellina..Fina fina’..come la bruma e la pioggia d’aprile, è li, che torna la sera, irrorata di stelle.

non posa


Non posa



Non posa, risuona, nell’atrio, la vecchia campana.
Mai stanca, la mamma lavora di primo mattino,
Ben pronto si affaccia il destino.
Di giorni festosi e di lazzi gioiosi,
Di lievi o affannose fatiche,
Di lenti sbadigli, frammisti all’odore del sonno.

Stanco, il vecchio si allaccia le scarpe, si guarda e, impettito, scruta i segni del mondo, e il suo volto riflesso in un secchio. L’acqua, traspare di pietra in pietra, bagna il monte, disseta la gente. Piano, freme la foglia, e canta col vento che abbraccia la valle.

Il folto bosco accarezza i petali di mille fiori, che presto, colorano il prato.
La stanca farfalla si affida al meriggio, e fragile e antica, tocca l’erba e si libra a mezz’aria.  

Pochi, radi capelli, che il pettine a stento raccoglie.
Il vecchio esce di casa, con lenti passi scende le scale e si porta al pianterreno.
Con forza imprevista, apre il grosso portone ed emerge, raccolto da panni ormai lisi.

Ecco di nuovo il bavero, la giacca, l’incedere sghembo, e il lezzo dei vicoli attorno al vecchio casato, che fu di nobili un tempo, e che egli acquistò.

Una volta per strada, si dirige in città.

Certo, calata la sera, poche stelle si fingono ancora sopite.
La luna si affaccia a guardare la notte, il vecchio, e il mondo che torna da perigliosi affanni.
Il lungo lavoro diurno contrasta e rinfranca isolati notturni pensieri. Il vecchio guadagna i suoi sogni, respira, e guarda al mattino con occhi più mesti.  

Con mezzi non certi costruisce, a fatica, un pur vero futuro.
 La sfida del sogno diviene realtà.

rage (infuriata)


Rage  (infuriata)

La rabbia
L’inferno
La neve, la nebbia,
Il ritorno.

La siepe
Il solaio
La luce
Il chiarore.

Li giunti dormimmo,
Lui sulla panchina,
Io stanca, dipingo,
In riva, pastelli e colori vivaci.

La pioggia, la bruma, la brina ed il freddo
Si sciolgono, e insieme, si mischiano al vento.

Ritrovo il cammino, nel ghiaccio salato di un mare sabbioso –
Sotto mille sguardi, e mille fragori.
Per finta, per scherzo, è arrivato l’inverno.

improvviso silenzio


Improvviso Silenzio

Uno strano, lontano piacere
Mi rischiara l’animo, e mi sveglia il cuore.
Un sopito, improvviso silenzio, un battito d’ali, onda che mangia la spiaggia.
Fremito, tremito, poi l’alba,
Torna a domare
Il frastuono che ho intorno.

Il dolce sapore di te
Mi legge negli occhi,
Mi conta le stelle,
Mi scuote con rabbia.

Ascolto parole dorate
Del frastuono del mare. 
Lontano, nel buio, nel sogno,
Un sospiro, un frammento, un ricordo.

Il fruscio del vento, gli scuri stipiti della porta,
Aperta a metà, socchiusa, del cuore.
Ti guardo, ti sento e respiro.
La luce da dentro traspare.
Affiora, fioco, il lento dolore,
E la lieve, triste sponda frange i miei flutti.
Da qualche parte, un giorno, lo so,
Saremo insieme.

assoluto silenzio


Assoluto silenzio

L’assoluto silenzio, la mancanza estrema
di un qualsivoglia flebile, malcelato segno, distrugge, nella quiete, i nostri cuori.

Si perdono gli animi, e il vero nemico è il destino avverso di chi ci sta intorno.
In battaglia o in guerra, non si va mai soli. Se un cencioso stendardo onore non fa alla sua terra, la vittoria gli ridà la gloria, e il suo popolo ritrova comune afflato.

Il vecchio piega il foglio antico, da immemori anni rinchiuso nel cassetto intarsiato in legno scuro. A grandi lettere, sedata, la sua grafia. Giovane, appose egli allora gli affastellati pensieri poetanti.

Rigira il foglio tra le mani, per metà tinto di grigio e ocra, certo dovuto a sigari e cenere di venti e più anni or sono. Ricordò con quale penna e in che stanza fu scritto. Le opposte mozioni, i fischi, le grida, le promesse disdette, le minacce, il turpiloquio, l’offesa. L’orgoglio e la pena.

Fu come un istante, rivide sua moglie al suo fianco. Si lasciarono come si lascia un lungo, caldo sogno. Lieta figura di coppia rappresa, incastonata nella cornice nuziale. Gabbia dell’anima, quella. Come guado insicuro, o sabbie mobili, fu rada e perdurante illusione. Sempre tesa all’orizzonte, che diventa sabbia e pietre, e mare, e sale e sole.

Sentiva, ella ormai, di non sentire più. Di non vedere più. La morte e la notte pensarono a strappargli quel sogno. Il suo seguito, cifra vitale, veglia sangue e dolore che pulsa in vene bluastre, fu il prosieguo e l’ignoto.

Il vecchio posò il foglio, sentì il suo fiato nel fumo del sigaro, seppe distinguere il suo nome da quello di tanti altri, giovani, bimbi, donne, uomini, che sanno contare le stelle, seguire e descrivere i segni del cielo in mille colori, e pregare ‘Dio nostro, il Signore Gesù’. Si alzò, posò la giacca, e tornò a sognare.  

lunedì 27 febbraio 2012

why am I there -


Why - am I there
Left to interpret
Sifting out dreams
 Thinking of words
Calling our names
Shaping our worlds – imagining
His thoughts of her,
Escapee, a dreamer fencing out reality;
their bond of love, revisited, restored,
thriving anew, brought together to face the sand and the stones.
Shying away from the sun, and furthest still from the moon,
The silent star stretched its quiet progress, out and up, before and past the sunset and the horizon.

domenica 5 febbraio 2012

l'uomo di dentro


L’uomo di dentro


L’uomo di dentro che non c’era più,
L’uomo che dentro non era se stesso
Fuori divenne rabbia e passione.
L’uomo che dentro sentiva il dolore
Parlava di se, dei suoi sforzi, della luna e del sole.
Si mosse, nella sedia, prima di leggere ancora il libro e piegare gli occhiali.
Chiuse il giornale, e aperta la lettera giuntagli di primo mattino, l’uomo vide la nuova poesia, la lesse, poi, chiese a sua madre di leggerla anch’ella.
Dopo, sulla spiaggia, sotto la casa, lieve, la sponda del mare toccò le sue caviglie chiare. Sentì freddo, e si ritrasse di colpo. L’uomo scoprì, al tatto, che tutto era ancora sotteso, da una grigia linea, e che solo gli occhi acquei di sua madre avrebbero un giorno svelato per lui la realtà.